Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

martedì 31 ottobre 2017

Furlana - Storia di questa notte



Furlana, storia di questa notte, è il titolo del nuovo romanzo di Francesco Fadigati. Alla sua terza impresa letteraria, dopo il primo romanzo di genere storico e il secondo completamente immerso nella contemporaneità, questo terzo lavoro di Fadigati stupisce il lettore per l’impostazione duale data all’opera. Diciamo subito che il libro ci è piaciuto, anche se all’inizio ci ha disorientato, diviso com’è tra una parte fiabesca e una parte romanzo epistolare, dove le epistole sono sostituite da mail che i due protagonisti, Andrea e Miriam, si scrivono nell’arco di una notte. 

A Furlana, nome di fantasia che identifica la terra promessa all’umanità, troviamo un quartetto improvvisato di amici, un cavaliere, un pirata, un pastore ed un ragazzino che, guidati e sostenuti da una curiosa vecchina, un po’ Mary Poppins, un po’ Fata Turchina, vanno incontro al loro destino, che è quello di liberare la terra promessa dal Male.

Alternato ai capitoli della fiaba, ha luogo lo scambio di mail tra Andrea e Miriam, e poco a poco al lettore viene svelata la loro storia d’amore. Ma quelle che in apparenza sembrano due storie parallele, sono in realtà unite dallo studio profondo che Fadigati compie, attraverso la scrittura precisa e il puntuale uso delle parole, nell’analizzare sia il legame affettivo che unisce i due giovani, sia le dinamiche profonde che muovono i personaggi della favola. E alla fine il lettore si accorgerà che quello che c’è alla base del rapporto affettivo tra Andrea e Miriam, la verità di quel rapporto, ha la medesima origine che è alla base dell’amicizia del quartetto che, nonostante sia sgangherato come è sgangherata la nostra umanità, si batte e lotta per la liberazione di Furlana.

Fadigati dimostra di ben conoscere che le storie sono percorsi di umanizzazione che insegnano che cambiare è possibile, che diventare uomini e donne migliori è possibile, ed è alla portata di tutti: con Furlana viene lanciato al lettore proprio questo messaggio. Furlana apre alla fiducia nella vita e in noi stessi, aiuta a cogliere l’invisibile che è presente nel visibile, lo straordinario che vive nell’ordinario, la magia che è nascosta nel quotidiano.

E più il lettore si addentrerà in Furlana, e più andrà alla radice del significato del rapporto che lega Andrea e Miriam, e più scoprirà che quello che sta leggendo è quello a cui il suo cuore anela.

Sintetizzando, ci sembra di poter affermare che «Le forze che muovono la storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo», questo il senso del romanzo, per utilizzare una frase del beato Mons. Luigi Giussani.

Un libro da leggere, un passo da compiere, dentro la nostra personale Furlana.


Francesco Fadigati, Furlana, Storia di questa notte, Bolis Edizioni 2017

venerdì 27 ottobre 2017

La Rivoluzione russa: considerazioni finali

Giovannino Guareschi

Scriveva Giovannino Guareschi che le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita, pianificando il mondo.

Questa affermazione ben si adatta a chiudere la serie di post che abbiamo pubblicato sulla rivoluzione russa, perché in fondo, proprio questo Lenin aveva in mente: la creazione di un nuovo mondo e di un nuovo uomo che fosse finalmente libero di vivere felice sulla terra, senza più le costrizioni, le catene e i pesi imposti dalla cultura della borghesia capitalista: in sostanza il paradiso sulla terra, forgiato dagli uomini senza l’intervento di Dio. 

Il nuovo leader non lascia passare molto tempo prima di iniziare la sua opera. Appena conquistato il potere, il 26 ottobre 1917, Lenin fa emanare dal Congresso dei Soviet i primi tre decreti attuativi del nuovo ordine che da lì a pochi mesi verrà imposto a tutta la Russia. Il primo decreto chiede una pace giusta ai Paesi belligeranti e pone fine all’intervento russo nella prima guerra mondiale. Il secondo decreto legalizza gli espropri compiuti dai contadini e socializza la terra. Il terzo decreto riguarda la formazione del nuovo governo degli operai e dei contadini, di cui Lenin è nominato Primo ministro.

Il giorno successivo, 27 ottobre, da Premier Lenin emana il decreto sulla stampa borghese, che viene messa fuori legge. Vengono immediatamente chiusi 122 giornali e altre 340 testate saranno chiuse entro l’agosto 1918. Il libero confronto delle idee in Russia è diventato un reato. Il 22 novembre 1917 viene emesso il decreto sui Tribunali che prevede lo smantellamento del sistema giudiziario pregresso e l’instaurazione dei Tribunali rivoluzionari: la giustizia d’ora in avanti è al servizio del partito unico. Il 7 dicembre 1917 viene istituita la Ceka, un ente speciale per la repressione e la lotta alla controrivoluzione il cui comandante risponde al capo supremo del Partito, non del Governo. Insieme a questa struttura nasce anche una nuova categoria umana, il cekista, un tutore dell’ordine che ha devoluto la propria coscienza personale alla causa del partito.  Il 16 dicembre 1917 viene rilasciato il decreto sul matrimonio civile che è l’unico riconosciuto legalmente, mentre quello religioso diventa un fatto privato. Inoltre nel 1920 la Russia sovietica diventerà il primo Paese al mondo a legalizzare l’aborto.

La fine della guerra, la terra ai contadini, la libertà di stampa, l’amministrazione della giustizia, il controllo del partito sulla società, il matrimonio: tutti temi caldi nella Russia del 1917 e Lenin capisce che deve partire da essi per iniziare l’opera di sradicamento delle vecchie abitudini e della vecchia cultura pre-rivoluzionaria, anche a costo di rieducare forzatamente milioni di russi alla novità rappresentata dall’uomo sovietico.

In pochi mesi Lenin getta le basi per dare vita ad una rivoluzione culturale, ispirata al marxismo: la creazione di un uomo nuovo che poggi la sua fede esclusivamente nel partito e si identifichi in esso come ideale, modello e valore esaustivo di vita. Ma qui sta il punto dolente: dalla totale liberazione desiderata da Lenin per la sua creatura, l’uomo sovietico, si passa al totale controllo dell’io e dei suoi affetti, sino ad arrivare ad un radicale materialismo e alla creazione di una vera e propria religione atea, al posto di quella cristiana.

Il tentativo di Lenin e dei suoi seguaci è quindi fallito, ma questo è un fatto acclarato e non è questo il momento di analizzare i settant’anni di storia dell’Unione Sovietica. Le ragioni del fallimento sono già tutte presenti nell’emissioni dei primi decreti di Lenin: non è possibile infatti ingabbiare l’uomo per lungo tempo e costringerlo a comportamenti che non lo costituiscono e lo privano della propria libertà: presto o tardi essa risorgerà e si farà sentire.

Scrive Berdjaev nel 1917: “Nella vecchia Russia non c’era abbastanza rispetto per la persona umana. Ma ora ce n’è ancora meno. A intere classi sociali viene negato il valore della persona, non si rispetta la persona; nei riguardi delle classi sociali che la rivoluzione emargina, si compie un omicidio spirituale che poi si trasforma facilmente in omicidio fisico”.  E lo storico Pierre Pascal scrive nel 1934: “Il contadino russo che aveva visto nella rivoluzione del 1917 il mezzo per liberarsi dal giogo dello Stato, il cui peso sopportava da secoli, paga oggi il prezzo di un sistema totalitario che non conosce eguali nella storia”.

Quello che Lenin ha ignorato era il fatto che per realizzare il paradiso sulla terra, semmai lo si volesse proprio edificare, non era necessario rivoluzionare con la forza gli usi e i costumi di un popolo, ma era sufficiente puntare al cambiamento del cuore dell’uomo: solo così infatti, parlando al cuore dell’uomo, senza costrizioni, si può pensare di ottenere nel tempo quei piccoli cambiamenti quotidiani che potranno farci vivere attimi di felicità sulla terra.

lunedì 16 ottobre 2017

La Rivoluzione russa: la fase finale - cronistoria del 1917

Lenin

Lenin, grazie all’aiuto della Germania che sperava che lo scoppio della Rivoluzione potesse convincere lo zar a ritirare le sue truppe dal conflitto mondiale, rientra in patria dalla Svizzera i primi giorni di aprile del 1917.

Il 21 febbraio Nicola II parte per il fronte russo – tedesco e lascia il governo in mano a Rasputin.

Il 23 febbraio inizia l’insurrezione di Pietrogrado (dopo l’inizio della prima guerra mondiale la città aveva cambiato nome da Pietroburgo, nome con troppe assonanze con la lingua tedesca) e Nicola II ordina di reprimerla con la forza. Il 27 febbraio avviene però l’ammutinamento della guarnigione della capitale, si ricostituisce il Soviet di Pietrogrado e nasce il Comitato provvisorio della Duma dando inizio di fatto ad un doppio potere in Russia, Soviet e Duma. [Il primo Soviet (Consiglio) degli operai era nato dopo la domenica di sangue del 1905 ed era l’organismo di base per organizzare la protesta nelle fabbriche e gli aiuti alle famiglie degli scioperanti. All’interno del Soviet erano già presenti i meccanismi politici tipici del partito unico bolscevico]. Il 28 febbraio Nicola II lascia il fronte e ritorna a Pietrogrado. Il primo marzo lo zar convoca i generali dell’esercito. Il Soviet di Pietrogrado abolisce la disciplina militare. L’esercito russo è nel caos totale. Nasce il Soviet a Mosca.

Tra il primo e il due di marzo nasce il Governo Provvisorio presieduto dal Principe L’vov, di ispirazione moderata, con il sostegno di Duma e Soviet, anche se di fatto sarà il Soviet a indicare la rotta politica, vista la debolezza interna della Duma. Il 2 marzo lo zar abdica a favore del fratello Michail che rinuncia alla corona il 3 marzo. Il 6 marzo viene chiesto asilo politico per la famiglia Romanov in Gran Bretagna che si era offerta di accogliere lo zar. Il 7 marzo il Soviet di Pietrogrado costringe il Governo Provvisorio a mettere agli arresti domiciliari la famiglia imperiale a Carskoe Selo. 

Lenin rientra in patria subito dopo questi eventi e inizia a perseguire l’obiettivo della presa del potere totale proclamando le famose Tesi di aprile. Il rivoluzionario sostiene che è arrivato il tempo di abbandonare la fase borghese della rivoluzione, e inaugurare quella socialista. Ogni ipotesi di valorizzare la democrazia parlamentare deve essere superata in quanto questa forma di governo è tipica della borghesia. Esclude quindi qualsiasi forma di collaborazione con il nuovo governo. Operativamente Lenin propone di non sostenere la prosecuzione della guerra, trasmettere tutto il potere al Soviet, abolire l’esercito, nazionalizzare la terra, fondere le banche in un’unica banca nazionale. È un programma radicale, demagogico e massimalista che lascia perplessi anche molti bolscevichi, oltre ad alcuni partiti radicali che si sentono scavalcati a sinistra. Dal momento dell’arrivo di Lenin, l’ala bolscevica incomincia quindi a distanziarsi dal fronte comune delle sinistre.

Nel frattempo il 10 aprile la Gran Bretagna ritira l’offerta di accogliere lo zar e la sua famiglia. Tra il 20 e il 21 aprile vi sono disordini di piazza fomentati dai bolscevichi con l’intento di far cadere il Governo Provvisorio. Il 28 aprile i bolscevichi danno vita alla Guardia Rossa. Il 5 maggio viene inaugurato un nuovo Governo Provvisorio di coalizione che vede l’ingresso di 6 ministri socialisti provenienti dai Soviet, ma i bolscevichi di Lenin sono ancora una minoranza. Infatti, al termine del primo congresso panrusso dei Soviet che si tiene dal 3 al 24 giugno (vi partecipano 285 delegati socialisti rivoluzionari, 248 delegati menscevichi e 105 delegati bolscevichi) viene deciso da parte dei Soviet di sostenere il nuovo governo di coalizione contro la proposta bolscevica di interrompere subito la guerra e di dare tutto il potere ai Soviet. Il nuovo Governo di coalizione durerà due mesi.

Intanto il 9 giugno i bolscevichi tentano un’insurrezione armata sconfessata dai Soviet e Lenin, che intuisce che i tempi per la Rivoluzione non sono ancora maturi e vede in pericolo la sua persona, il 29 giugno fugge in Finlandia.  Dal 3 al 5 luglio a Pietrogrado dopo un nuovo tentativo bolscevico di rovesciare il Governo Provvisorio, vi sono scontri armati e vittime. Il Governo accusa Lenin di spionaggio a favore dei tedeschi e ordina l’arresto di numerosi bolscevichi.

Il 24 luglio avviene un nuovo rimpasto di Governo e il socialista rivoluzionario Kerenskij diventa primo ministro. Costui è ossessionato dal timore di una contro rivoluzione da destra e decide quindi di lasciare mano libera ai contro rivoluzionari di sinistra, i bolscevichi che invece continuano nella loro impresa di far cadere il Governo per riunire tutto il potere nelle mani del Soviet, all’interno del quale però i rapporti di forza stanno mutando.

Il 9 agosto il governo Kerenskij indice le elezioni dell’assemblea Costituente per il 12 novembre, mentre il 15 agosto si apre a Mosca il tanto atteso Concilio della Chiesa Ortodossa. A fine agosto però avviene una nuova crisi di Governo che fa precipitare ulteriormente la situazione politica nel caos: lo spunto è dato dal caso Kornilov, capo dell’esercito, nominato dal primo ministro Kerenskij e poi destituito. Ad un certo punto a fine agosto si sparge la notizia di un presunto golpe militare da parte di Kornilov. Costui smentisce, ma il primo ministro non gli crede e lo destituisce, passando il potere al generale Alekseev. Inoltre, Kerenskij fa liberare tutti i bolscevichi arrestati a luglio e li arma offrendo loro un ruolo di aiutanti della legalità che li riabilita nel favore popolare.

A questo punto Lenin sente che il vento sta cambiando a suo favore. Lui sa perfettamente che le elezioni a suffragio universale non gli darebbero mai la maggioranza, che andrebbe ai socialisti rivoluzionari; inoltre un’assemblea eletta in modo popolare diventerebbe la sola legittima rappresentante del popolo e i bolscevichi non potrebbero più arrogarsi il diritto di parlare a nome del popolo e dei lavoratori. Per questo motivo qualsiasi iniziativa politica bolscevica ha bisogno della legittimazione dei Soviet, senza i quali il partito di Lenin non avrebbe alcun peso.

La crisi politica ha l’effetto per la prima volta di promuovere la politica bolscevica: tra fine agosto e settembre cambiano gli umori dei delegati del Soviet di Pietrogrado e per la prima volta i bolscevichi hanno la maggioranza. Nel tentativo di bloccare il processo di bolscevizzazione il presidium menscevico e socialrivoluzionario del Soviet si dimette con l’intento di delegittimare il consiglio in carica, ma i bolscevichi non rispettano le regole d’onore e di fair play. Approfittando del vuoto che si è creato, il 1° settembre costringono il Direttorio a proclamare la Repubblica senza aspettare la convocazione dell’Assemblea costituente. Il 9 settembre il Soviet passa anche formalmente dalla parte dei bolscevichi che riescono a far eleggere Presidente un proprio uomo, Lev Trockij. Ora il Soviet è praticamente monocolore ed è diventato uno strumento politico per la presa del potere. Il 12, 14 e 29 settembre Lenin scrive tre lettere dalla Finlandia in cui sprona i suoi a prendere il potere con le armi.

Il 25 settembre Kerenskij inaugura un nuovo Governo di coalizione, ma di fatto non governa più. Nella lettera del 29 settembre Lenin scrive ai suoi: “Abbiamo a Pietrogrado migliaia di operai e soldati in armi che possono impadronirsi immediatamente del Palazzo d’Inverno e dello Stato maggiore generale, della centrale telefonica e di tutte le grandi tipografie”. Il 9 ottobre il Soviet di Pietrogrado delibera la creazione di un braccio militare e nasce il Comitato militare rivoluzionario. Subito viene adottato dai bolscevichi che vedono un modo per legalizzare la Guardia Rossa creata ad aprile. In pratica il Comitato diventerà il centro operativo legale del colpo di Stato. Lenin torna a Pietrogrado il 10 ottobre e affronta lo scontro davanti al comitato centrale del suo partito, riesce a far prevalere la propria linea: il colpo di Stato deve precedere di pochissimo l’apertura del congresso del Soviet in modo che questo lo riconosca subito come suo. Il 21 ottobre il Comitato militare rivoluzionario chiede allo Stato maggiore dell’esercito che qualsiasi ordine alle truppe abbia la sua ratifica. Ne nasce un braccio di ferro: le truppe fedeli al Governo occupano una parte di Pietrogrado, i bolscevichi fanno altrettanto. Il Comitato invia i suoi commissari a sostituire i commissari governativi in tutte le unità militari, nei depositi di armi e munizioni, nelle fabbriche e nelle ferrovie.

Il 24 ottobre i commissari del Soviet sono piazzati in tutti i punti strategici della capitale: ponti, stazioni ferroviarie, centrale telefonica e telegrafica, banca di stato, senza di loro nessun ordine del governo può essere eseguito.  Il 25 ottobre è la giornata del colpo di Stato: Lenin dichiara deposto il Governo Provvisorio, Kerenskij si allontana dalla capitale, tutto il potere passa al Soviet. Nella notte tra il 25 e il 26 ottobre vengono arrestati dentro il Palazzo d’inverno i membri del governo da un drappello di bolscevichi. Ha inizio il tempo della rivoluzione bolscevica. Il 26 ottobre i bolscevichi aprono il II Congresso dei Soviet e Lenin viene eletto Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo.

Nessuno ricorda che il Governo deposto era un governo formato con il consenso dei partiti rivoluzionari di sinistra, che avevano fatto cadere il regime zarista. La rivoluzione del 25 ottobre non assomiglia affatto ad una rivoluzione, non ci sono movimenti di massa, non c’è resistenza, quel giorno non si conta una sola vittima. Sembra che nessuno si accorga di niente. E il fiume di sangue che seguirà, nessuno quel giorno di ottobre del 1917 lo può prevedere...


domenica 15 ottobre 2017

La Rivoluzione russa: le forze politiche in campo


Riunione della Duma

All’inizio del XX secolo, il panorama politico della Russia è decisamente variegato, e vede attive sul territorio formazioni di ispirazione liberale e altre di ispirazione socialista, ma tutte di recente costituzione (a partire dal 1898) in quanto l’impostazione autocratica dello Stato ha sempre dissuaso lo sviluppo di un’opposizione politica ufficiale.

L’elemento che unisce le diverse formazioni è la lotta all’autocrazia, che viene combattuta però con diversi metodi: il terrorismo, la propaganda, oppure la stampa. Di fatto, l’opposizione russa è costituita da un mosaico di correnti ideologiche che si combattono di continuo tra loro, e proprio questo fatto ha impedito la formazione di un ideale condiviso in previsione di una riforma dello Stato auspicata da tutte le forze.

Il polo liberale è costituito dal Partito democratico costituzionale (soprannominato dei “cadetti” dalle iniziali russe KaDe), dall’Unione del 17 Ottobre (detto anche partito ottobrista in ricordo del Manifesto zarista del 1905 che istituisce la Duma) e dall’Unione del Popolo russo.

I cadetti nascono nel 1905 e raccolgono parte della nobiltà e dell’intelligencija, ma soprattutto raccolgono adesioni tra le classi medie urbane. Nel momento di massimo successo, il partito conta circa 70.000 iscritti tra Mosca, Pietroburgo e le altre città maggiori di Russia. Il programma prevede la convocazione di un’Assemblea costituente, il suffragio universale, la Costituzione, la divisione dei poteri e tutte le libertà democratiche. Altro punto importante è la riforma agraria che dovrebbe consentire la diffusione della piccola proprietà. Loro obiettivo è creare in Russia una monarchia costituzionale, ma alcuni si spingono oltre, propugnando una democrazia repubblicana. Vi è poi un’amara costatazione: in nessuna occasione ufficiale i cadetti sono arrivati a condannare il terrorismo praticato dagli altri partiti, e questo evidenzia il vuoto ideale che ha caratterizzato tutta la società russa di quel periodo.

L’Unione del 17 Ottobre segue una tendenza liberal conservatrice ed è stata fondata nel febbraio 1906. Sostiene l’instaurazione di uno Stato di diritto, ma è contraria ad un’alleanza con le sinistre, non esclusa dai cadetti. Raggiunge un massimo di 50.000 iscritti tra impiegati e piccoli proprietari terrieri. Punti irrinunciabili del programma sono la conservazione dell’unità dell’Impero contro le autonomie locali, e l’estensione della piccola proprietà agraria senza però requisire le terre ai latifondisti.

L’Unione del Popolo russo nasce nel novembre 1905 a Pietroburgo. Vi aderiscono contadini, artigiani, operai, piccoli commercianti, e tra i leader si trovano anche sacerdoti. Sostiene l’autocrazia contro il costituzionalismo e l’unità dell’Impero. Al suo interno nascono le “Centurie nere” squadre dichiaratamente antisemite che scatenano numerosi pogrom antiebraici. Davanti agli eventi rivoluzionari, non resisteranno e si disintegreranno.

Le sinistre.

Il Partito socialdemocratico nasce clandestinamente a Minsk nel 1898 e unisce i vari gruppi rivoluzionari di ispirazione marxista. Durante il II Congresso di Londra nel 1903 il partito si divide in due fazioni: i menscevichi e i bolscevichi. I primi si aspettano la presa del potere da parte della borghesia, i secondi promuovono un partito centralizzato che instauri subito la dittatura del proletariato. Nel 1907 si contano 46.000 iscritti tra le fila dei menscevichi e 32.000 iscritti tra quelle dei bolscevichi, ma nel 1910 le iscrizioni dei bolscevichi scendono a 10.000. La cosa “curiosa” è che il partito del proletariato raccoglie adesioni per lo più tra i nobili e gli intellettuali e avrà il sostegno dei ricchi industriali. La rottura definitiva tra le due fazioni avviene nel 1912 alla conferenza di Praga.

Il Partito socialista rivoluzionario nasce nel 1902 dall’unione di vari gruppi e punta sull’azione armata, boicotta le elezioni della Duma e le riforme zariste. Non vuole nazionalizzare le terre, come i bolscevichi, ma rafforzare le comunità rurali distruggendo il latifondo. Si rendono protagonisti di diversi attentati, anche a personalità di spicco, nell’agosto del 1918 compiono un attentato a Lenin.

Il Partito del lavoro nasce in occasione della prima Duma, nel 1906, come gruppo parlamentare. Ha tendenze populiste e riunisce contadini e intellettuali. Non ha un programma e non si ritiene neanche un partito. Avversa i bolscevichi e dopo la rivoluzione si sfalda e scompare.

I gruppi anarchici. Il pensiero anarchico circola in Russia già dal 1860 attraverso intellettuali come Bakunin e Kropotkin e si diffonde tra studenti e populisti. Auspica l’abolizione dello Stato e delle leggi per garantire la piena uguaglianza tra gli individui. Nel periodo 1905 -1907 si arriva alla massima diffusione di questi gruppi, circa 250 con 7.000 affiliati. Vi sono gli Anarco-comunisti che perseguono la distruzione totale del capitalismo e dello Stato, gli Autonomi negano qualsiasi fondamento morale della società, i Radicali di Bandiera Nera auspicano azioni partigiane, espropri e terrore di massa, infine i Terroristi senza motivo progettano attentati individuali contro obiettivi scelti a caso, solo per moltiplicare la confusione e il panico tra le persone.

Nel prossimo articolo racconteremo la presa del potere da parte di Lenin.


lunedì 9 ottobre 2017

La Rivoluzione russa: la Chiesa ortodossa


Sacerdoti ortodossi


Il secondo elemento cardine della Russia di inizio ‘900 è la Chiesa Ortodossa. Secondo la tradizione bizantina, il legame che unisce la monarchia alla Chiesa è strettissimo, sacrale. Lo zar è l’unto del signore, baluardo e sostegno della fede sulla terra. Da questa concezione ne conseguirono però anche dei rischi spirituali.

In apparenza florida e presente con oltre cinquantamila chiese in tutta la Russia, la Chiesa ortodossa in realtà fu compromessa dalla riforma impostale nel 1721 dallo zar Pietro il Grande che con il suo Regolamento ecclesiastico la decapitò, sostituendo il Patriarca con un funzionario pubblico, laico, posto a presiedere l’assemblea dei vescovi, il Santo Sinodo. Accettando la riforma, la Chiesa russa accettò di fatto di diventare un dicastero spirituale, al servizio dello Stato.

Scrive il filosofo Berdjaev: “Prevalse una diversa concezione della Chiesa: quella che la considera un’istituzione e una società di credenti, e la riduce alla gerarchia e al tempio. La Chiesa si trasformò in un istituto di cura nel quale le anime individuali entrano per essere risanate. È in tal modo che si afferma l’individualismo cristiano, insensibile al destino della società umana e del mondo. […] Un’ortodossia di questo genere, esclusivamente ascetico-monastica, in Russia è stata resa possibile solo dal fatto che la Chiesa ha scaricato tutto il peso dell’edificazione della vita sullo Stato. Solo l’esistenza di una monarchia autocratica consacrata dalla Chiesa ha reso possibile questo individualismo ortodosso, questa separazione del cristianesimo dalla vita del mondo. Il mondo era guidato e conservato dalla monarchia ortodossa che guidava anche lo stesso sistema ecclesiastico”.

Il nocciolo del problema risiede proprio qui: se lo zar e le autorità ecclesiastiche sono unite da un unico destino, persa la fiducia nel primo, la Chiesa stessa si troverà allo sbando. Quando nel 1916 fu tolto l’obbligo della confessione pasquale ai funzionari statali, la frequenza al sacramento precipitò dal 100% al 10%. La Chiesa ortodossa alla vigilia della rivoluzione era ormai decaduta nella considerazione popolare che la considerava alla stregua di un potere burocratico senza alcuna autorità morale.

A dire il vero, più parti all’interno della Chiesa supplicarono Nicola II affinché convocasse un nuovo Concilio che avrebbe dovuto occuparsi dei progetti di riforma della vita ecclesiale, ma lo zar si oppose sempre, e il Concilio venne convocato solo dopo l’abdicazione del monarca. Sarà ormai troppo tardi per influenzare la vita sociale: la rivoluzione bolscevica era alle porte.

Quindi, allo scoppio della prima guerra mondiale la situazione politica e sociale della Russia è già in stallo, e il conflitto, più che produrre una crisi, impedirà di uscire da quella in atto. È in questo vuoto, in questa assenza di riferimenti che si inserirà il marxismo, portato avanti con determinata lucidità da Lenin.

Scrive nel 1918 lo scrittore Bulgakov: “Bisogna far rinascere la vita ecclesiale; questo è oggi il compito patriottico, culturale e perfino politico più importante in Russia. Solo da questo centro spirituale può rinascere anche la Russia e perciò vedo nel nostro Concilio l’evento più importante della storia russa recente, in particolare dell’epoca rivoluzionaria con tutti i suoi cambiamenti di scena e le tempeste partitiche”.

Il Concilio tanto atteso si aprì nel mese di agosto del 1917 e il 20 settembre del 1918 fu chiuso forzatamente dai bolscevichi andati al potere.

Nel prossimo articolo analizzeremo le forze politiche operanti in Russia al tempo della Rivoluzione.